OGM: Dibattito Scienza scrive a Repubblica

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Il gruppo Dibattito Scienza ha scritto alla redazione di Repubblica una lettera per segnalare le imprecisioni contenute in un articolo sul tema degli OGM, pubblicato di recente sul noto quotidiano. Ecco il testo della lettera.


Spett.le Redazione

Articolo Repubblica OGM - small

In un recente articolo apparso su Repubblica, sono riportate alcune dichiarazioni da parte di figure istituzionali, sul tema OGM, che così come presentate nell’articolo, sembrano discostarsi dalla realtà dei fatti. Noi di dibattitoscienza.it siamo profondamente convinti che le decisioni politiche, quali che siano, debbano essere prese sulla base delle migliori evidenze disponibili, e non basarsi su convinzioni errate o distorte, mistificazioni o vere e proprie leggende metropolitane. Per questo motivo abbiamo ritenuto opportune alcune precisazioni, al fine di chiarire i punti più ambigui di un argomento, quello degli OGM, riguardo al quale sono fin troppo diffuse svariate convinzioni non rispondenti alla realtà dei fatti.

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, parla di «possibile contaminazione ogm». Tutti gli ibridi commerciali convivono da decenni con le varietà tradizionali, senza che questa commistione abbia mai snaturato queste ultime. Non c’è ragione di pensare che in futuro le cose andranno diversamente. Anche per quanto riguarda le varietà più moderne (quelle ottenute con la tecnica del DNA ricombinante, i cosiddetti OGM), i quindici anni di utilizzo sul campo in tutto il mondo hanno mostrato come queste varietà si aggiungano a quelle già coltivate, senza provocare la scomparsa di quelle preesistenti. Alcune varietà sviluppate in Italia, inoltre, potrebbero contribuire a salvaguardare proprio quelle colture tradizionali la cui sopravvivenza è minacciata dalle malattie¹. Alla luce dei fatti, quindi, il rischio di una “omogeneizzazione genetica” delle colture è da considerarsi irrilevante. Diversa è la questione del rifiuto da parte del settore biologico di rilasciare la relativa certificazione qualora si riscontrassero determinati livelli di ibridazione (contaminazione) con ibridi commerciali GM (se la contaminazione avviene con ibridi commerciali non ottenuti per ricombinazione genetica, essa è invece tollerata). Su questo punto è compito della Regione stabilire, con opportuno Regolamento, le disposizioni che garantiscano la convivenza dei due settori. Convivenza che, in tutte le nazioni in cui gli OGM sono coltivati da anni, si è ampiamente dimostrata possibile. Non possiamo fare a meno di notare, a questo proposito, come le Regioni italiane siano in grave ritardo nella stesura di detti Regolamenti; ritardo che sta costando all’Italia pesanti sanzioni. Sempre Enrico Rossi parla anche di «rischio idrogeologico». Non si capisce quale legame ci possa essere tra questo rischio e l’impiego di particolari varietà agricole. Il rischio idrogeologico va affrontato con opportune disposizioni che tutelino il territorio, la cui applicazione ed efficacia non possono dipendere dalle scelte commerciali di un’azienda agricola. Le leggi sulla tutela del suolo devono valere per tutte le aziende, siano esse biologiche o high-tech.

Maria Grazia Mammuccini, vicepresidente dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica, sembra accostare l’impatto ambientale delle pratiche agricole alla sola agricoltura convenzionale. Tutte le pratiche agricole hanno un impatto ambientale, che deve essere valutato, affrontato e ridotto al minimo. Anche l’agricoltura biologica ha un impatto ambientale (basti pensare all’uso del solfato di rame o della tossina Cry, la stessa degli OGM di tipo BT), così come anche in agricoltura intensiva è possibile adottare pratiche che ne riducano gli effetti dannosi per l’ambiente. Addirittura, alcune moderne varietà high-tech, sviluppate appositamente per il Made in Italy², potrebbero contribuire a ridurre l’uso di pesticidi. Sempre Mariagrazia Mammuccini parla di «semine illegali di ogm». Non è illegale seminare varietà GM in Italia, se queste sono regolarmente approvate dalla UE . È invece illegale l’accanimento con cui alcune Istituzioni si ostinano a impedire ai cittadini italiani di coltivare le varietà regolarmente autorizzate. Illegalità che, perpetrata consapevolmente dalle Istituzioni a danno dei cittadini (un comportamento di una gravità a dir poco preoccupante), sta costando all’Italia pesanti sanzioni.

Sperando di avere contribuito a portare un po’ di chiarezza, nella consapevolezza che l’ambiguità delle dichiarazioni riportate potrebbe essere solo il risultato di un equivoco, dovuto alla necessaria sinteticità di un articolo di giornale, porgiamo Distinti Saluti.

Gruppo Dibattito Scienza


¹ Si va da varietà di vitigno Nero d’Avola resistente ai virus, al pomodoro San Marzano (oggi praticamente estinto) del quale già esiste una varietà resistente alle malattie, ma che non può essere coltivata perché rientra nella categoria degli OGM, per i quali da anni non sono più state autorizzate semine in campo aperto.

² Ve n’è uno rilevante per il territorio toscano: l’ulivo resistente alla rogna e all’occhio di pavone. Queste varietà, sviluppate dall’università della Tuscia, nel 2012 sono state distrutte assieme ad analoghe varietà sperimentali di kiwi e ciliegi perché, rientrando nella categoria degli OGM, non è più stato possibile coltivarle in campo aperto.

Intervista a Ilaria Capua: “Mi batto come una leonessa per difendere la scienza”

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205ilariacapuaDibattito Scienza ha intervistato la virologa Ilaria Capua, ricercatrice di fama internazionale che ha deciso di impegnarsi in politica con il partito Scelta Civica. Con la dottoressa Capua abbiamo parlato della proposta di modifica alla direttiva europea sulla sperimentazione animale, ma non solo. Più in generale, come Dibattito Scienza eravamo interessati a capire come il mondo della politica interagisce con quello scientifico: la scienza viene ascoltata? Prima di prendere una decisione, il politico si informa o guarda semplicemente al proprio tornaconto? E cosa può fare una persona che ama la scienza per far sentire la propria voce in Parlamento? Ilaria Capua ha risposto così.


1) Come giudica la decisione del Senato in materia di animali destinati alla sperimentazione?

L’emendamento che è stato approvato dal Senato contiene una serie di indicazioni ragionevoli, come ad esempio la decisione di voler ridurre il numero di animali utilizzati per la sperimentazione. Accanto a questi provvedimenti di buon senso, però, ci sono misure che di fatto taglierebbero fuori la ricerca italiana dall’Europa, perché impongono vincoli e divieti che i colleghi degli altri Paesi europei non hanno. Penso ad esempio al comma e), che intende vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia, o al comma f), che vieta gli xenotrapianti e la ricerca sulle sostanze d’abuso. Con questi vincoli, i nostri ricercatori non potranno più competere a livello europeo. Tra l’altro, quando il governo recepirà la direttiva, non potrà farlo introducendo misure più restrittive rispetto al testo originale, altrimenti correremmo il rischio di incorrere in una procedura di infrazione. C’è poi un problema di tempistiche: se la Camera non approverà l’emendamento, il provvedimento ritornerà al Senato che dovrà rimetterci mano. Questo allungherebbe notevolmente i tempi per il recepimento, cosa ancora più grave perché il pacchetto di leggi europee deve essere approvato insieme, e noi abbiamo già accumulato enormi ritardi nel recepimento delle direttive. In ogni caso stiamo parlando di un disegno di legge che delega il governo al recepimento di direttive europee. Quindi in ogni caso sarà il governo che dovrà proporre un testo definitivo (che potrà contenere o meno l’emendamento, o anche solo parte di esso) che poi dovrà essere ridiscusso in parlamento. Io mi sto battendo come una leonessa per far valere le ragioni della scienza, cercando anche alleanze trasversali con esponenti di altri partiti, ma non è facile.

2) Chi segue la scienza ha spesso l’impressione che i politici abbiano la tendenza a sacrificare il progresso scientifico per guadagnare consensi da spendere altrove. Questa sensazione è stata confermata più volte, anche in tempi recenti (oltre agli emendamenti sulla sperimentazione animale, si pensi ad esempio al caso Stamina o alla mozione sugli OGM). Lei cosa ne pensa? È almeno in parte così?

È vero: spesso assisto a delle prese di posizione assolutamente non scientifiche, che tuttavia trovano ricettività da parte di un’ampia percentuale del Parlamento. Il problema è che la voce dello scienziato è minoritaria, è una tra tante e per questo conta relativamente. Spesso, ad esempio, mi dicono che bisogna trovare delle mediazioni, altrimenti i tempi si allungano e non si fanno passi avanti. C’è poi un’altra cosa che ho notato, ad esempio nel modo in cui è stato gestito il caso Stamina. Quando si trattano temi scientifici, gli scienziati italiani raramente vengono ascoltati: è necessario che intervenga qualcuno dall’esterno come Nature per far sentire veramente la voce della scienza e costringere il Parlamento a tornare sui suoi passi. I nostri ricercatori hanno cercato in tutti i modi di sottolineare la mancanza di basi scientifiche nel metodo Stamina, ma sono rimasti inascoltati.

3) Alcune proposte di legge, soprattutto in ambito scientifico-tecnologico, richiedono competenze molto specifiche che spesso i politici non hanno. In questi casi, come si organizzano i gruppi parlamentari per decidere cosa appoggiare e cosa no? Quali fonti di informazione utilizza il Parlamento per prendere le sue decisioni su temi scientificamente rilevanti?

Su questo non so dare una risposta certa, perché non conosco ancora bene le dinamiche parlamentari. Quello che posso dire è che il Parlamento tende a intervenire solo quando c’è clamore mediatico. Si pensi al caso Stamina: il politico vuole accontentare la gente, per lui è importante avere il consenso popolare.

4) Chi si occupa di scienza rimane spesso allibito di fronte all’infondatezza di alcune dichiarazioni rilasciate dai parlamentari sui temi scientifici: lei pensa sia mancanza di informazione? Pensa che sia accettabile? E in caso contrario in quanto parlamentare come pensa di contrastare il verificarsi di questi fatti?

Parlo di ciò che conosco, nel caso specifico la questione della sperimentazione animale. Il problema, quando si affrontano temi di rilevanza scientifica, è che chi possiede le informazioni necessarie è soltanto una voce tra le tante. Non chiedono solo a me, che conosco la materia, ma anche ad altre persone: tutti esprimono la propria opinione. Alla fine il parere di chi è competente su un tema conta allo stesso modo di chi non la conosce, e si giunge a dei compromessi per accontentare il maggior numero di soggetti possibile.

5) Cosa crede possano fare le persone interessate alla scienza per avere più voce nel dibattito politico?

Spingere le persone che si occupano di scienza a dialogare con la politica è uno dei miei obiettivi. Credo che l’unico modo per sensibilizzare i politici sui temi scientifici sia utilizzare la stampa, amplificare il messaggio dello scienziato attraverso i media. Personalmente mi sono sentita molto avvilita quando nessuno mi ha chiamata per dirmi cosa era stato deciso dal Senato in materia di sperimentazione animale. E se faccio notare che la scienza e la ricerca sono importanti, mi viene risposto che in questo momento non sono prioritari. Ripeto, il Parlamento si attiva solo in presenza di un grande clamore mediatico, per questo credo che amplificare il messaggio della scienza attraverso i media sia l’unica strada percorribile.

6) Torniamo all’argomento di maggiore attualità: la sperimentazione animale. Le malattie infettive pongono ancora moltissime sfide, mancano cure o vaccini efficaci per l’AIDS, per alcune forme di tubercolosi, per alcune meningiti, per molte febbri emorragiche. Quella di una pandemia è uno spettro che terrorizza molti. Si possono mettere a punto nuovi farmaci per queste patologie con tecniche in vitro, o che comunque facciano a meno degli animali? Esistono almeno delle tecniche in fase di sviluppo? Se sì, quali?

Nella mia esperienza di virologa, posso dire che per testare un vaccino occorre la risposta dell’organismo nel suo complesso. Per questo è necessaria la sperimentazione animale, non è sufficiente fare esperimenti su una cellula o in vitro: è la risposta dell’organismo quella che conta. Approcci alternativi purtroppo non ce ne sono al momento, esistono tecniche abbastanza complesse allo studio, però siamo molto lontani dall’avere un surrogato di un organismo vivente.

7) Molti oppositori alla sperimentazione animale affermano che chi la effettua agisce per opportunità personale e nel disprezzo della vita degli animali. Come si sente di fronte a queste accuse, lei che, oltre a lavorare nella ricerca, è anche veterinaria? Cosa l’ha spinta a lavorare in un campo dove si fa sperimentazione animale?

A questo proposito vorrei chiarire una cosa: i ricercatori non hanno alcun interesse ad avere animali sofferenti. Affinché i risultati di un esperimento siano affidabili, è necessario che l’animale sia nelle migliori condizioni di salute possibili; se l’animale è in uno stato di sofferenza, entrano in gioco altri fattori confondenti, e l’esperimento viene falsato. I nostri stabulari sono ormai quasi degli hotel a 5 stelle, utilizziamo tutti gli accorgimenti e le strumentazioni necessarie per tenere gli animali nelle migliori condizioni possibili. Considerate che gli stabulari sono controllati da veterinari specializzati in medicina degli animali da laboratorio e non credo che i veterinari abbiano interesse a far soffrire gli animali. Chi si oppone alla sperimentazione animale adducendo queste motivazioni esprime un giudizio superficiale, probabilmente dopo aver visto delle foto di esperimenti fatti chissà dove, magari in Cina o in altri Paesi nei quali il benessere degli animali da esperimento non è normato.. Come veterinaria e come persona che lavora da 20 anni nella ricerca biomedica, resto sconcertata da certe affermazioni, le trovo superficiali e strumentali. Il convincimento che i ricercatori operino nel disprezzo della vita degli animali mi dà la pelle d’oca: ripeto, i ricercatori non hanno nessun interesse né tanto meno nessun desiderio di far soffrire gli animali.

8) Lei è nota per il suo atteggiamento anticonformista e per le sue battaglie in favore della libera condivisione dei risultati scientifici. Cosa risponde a chi dice che chi fa sperimentazione con gli animali è motivato dagli interessi delle industrie del farmaco?

La sperimentazione animale è un passaggio assolutamente necessario per portare avanti alcuni filoni di ricerca. E riguardo alle industrie farmaceutiche, ho interagito spesso con persone che ci lavorano e posso dire con certezza che, al contrario di quanto affermano gli oppositori della sperimentazione animale, queste aziende hanno interesse a ridurre al minimo il numero di animali utilizzati. L’idea che si faccia sperimentazione animale solo per soddisfare gli interessi dell’industria del farmaco è strumentale ed è pura demagogia.

9) Vuole lanciare un messaggio a chi si oppone alla sperimentazione animale?

Sì, vorrei invitarli a riflettere. Se davvero credete che la sperimentazione animale sia un atto criminale, allora per coerenza non dovreste curare né voi né i vostri figli e neppure i vostri cani, gatti e cavalli con qualsiasi farmaco che sia stato sperimentato sugli animali (cioè la stragrande maggioranza). Facciamo un esempio concreto: gli xenotrapianti che il Senato vuole vietare sono fondamentali nella messa a punto dei protocolli terapeutici in campo oncologico. Se disgraziatamente foste affetti da una forma di cancro, rinuncereste a curarvi con una terapia (ad esempio con la chemioterapia) perché testata su animali? Ed inoltre, vi assumereste la responsabilità di far morire di leucemia anche un solo bambino perché un nuovo farmaco promettente non è stato sperimentato a sufficienza e quindi non può essere messo sul mercato?

Mozione sugli OGM – L’appello di Dibattito Scienza

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Il gruppo Dibattito Scienza ha inviato un appello ad alcuni parlamentari in merito alla mozione anti-OGM in discussione in queste ore in Parlamento. La lettera è riportata qui sotto, mentre il testo della mozione è accessibile a questo indirizzo.


Onorevole Parlamentare

Il gruppo “Dibattito Scienza” è formato da oltre duemila persone accomunate dall’interesse per la scienza, che si sono poste l’obiettivo di promuovere il dialogo tra il mondo scientifico e la classe politica italiana. Crediamo infatti che un buon governo debba trovare le proprie linee guida anche nell’approccio razionale che contraddistingue il metodo scientifico.

Siamo a conoscenza del fatto che in queste ore il Parlamento sta discutendo una mozione concernente “iniziative in merito alla diffusione in agricoltura di organismi geneticamente modificati, con particolare riferimento all’esercizio della clausola di salvaguardia”. Con la presente lettera, il nostro gruppo vuole esprimere il proprio dissenso in merito ai contenuti della mozione suddetta.

A lasciarci perplessi è innanzitutto la richiesta di adottare la clausola di salvaguardia per una coltura geneticamente modificata già approvata dall’Unione Europea. Una coltura OGM, prima di essere autorizzata dall’UE, subisce un lungo e severo processo di valutazione che ne certifica la sicurezza per l’ambiente e per la salute umana. L’adozione della clausola di salvaguardia diventa possibile solo quando vi siano “nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell’autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche” (dir. 2001/18/CE, Art. 23). Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, tuttavia, riteniamo un simile provvedimento ingiustificato e guidato più da idee preconcette che non dai fatti. Lo studio di Séralini et al. a cui si fa riferimento nella mozione, oltre a essere stato duramente criticato dalla comunità scientifica per gravi debolezze metodologiche, è già stato esaminato dall’EFSA (European Food Safety Authority), che ha espresso il seguente parere: “Gravi vizi di progettazione e metodologia nello studio di Séralini et al. comportano che esso non soddisfi standard scientifici accettabili e che non ci sia necessità di riesaminare le precedenti valutazioni sulla sicurezza del mais geneticamente modificato NK603″.

L’avversione ideologica nei confronti di questa tecnologia è stata confermata dal ministro Nunzia De Girolamo, che ha annunciato di voler lavorare a un decreto volto a rendere illegale, su tutto il territorio italiano, anche la coltivazione di OGM già autorizzati dalla UE. Un simile provvedimento esporrebbe il nostro Paese a una procedura di infrazione (l’ennesima!) da parte dell’Unione Europea, e negherebbe a ogni agricoltore italiano il diritto di coltivare legittimamente un prodotto già autorizzato dall’autorità competente in materia.

Spesso si dice che gli OGM sono sinonimo di quantità e non di qualità, ragion per cui sarebbero un pericolo per il nostro settore agroalimentare, fatto di eccellenze e di prodotti locali apprezzati in tutto il mondo. Ebbene, occorre ricordare che gli allevatori italiani utilizzano enormi quantità di mangime OGM importato dall’estero, e che molti dei nostri prodotti Made in Italy, come il Parmigiano Reggiano, derivano proprio da animali alimentati con OGM. Perché, quindi, non permettere la coltivazione sul nostro territorio a chi ne vorrà fare uso, piuttosto che rimanere dipendenti da costose derrate estere che stanno peraltro danneggiando la filiera italiana? Un clima più favorevole a questa tecnologia, inoltre, consentirebbe ai nostri ricercatori di mettere a punto colture geneticamente modificate adatte alla tipicità del nostro sistema agro-alimentare (come il pomodoro San Marzano resistente a un virus, sviluppato da un’azienda italiana), riducendo la dipendenza dalle grandi società sementiere straniere. Per ridimensionare il potere delle multinazionali bisognerebbe incentivare davvero la ricerca pubblica sugli OGM – compresa la sperimentazione in campo aperto, e non soltanto in ambiente confinato, come riportato nella mozione. Al contrario, distruggere i campi sperimentali dell’Università della Tuscia, come è stato fatto nel giugno 2012, non ci sembra affatto un modo per promuovere la ricerca sugli OGM.

Vogliamo infine ricordarle come esistano prodotti molto diffusi (il grano Creso con cui produciamo la nostra pasta ed il pompelmo rosa come esempi notevoli) ottenuti con tecniche come l’irraggiamento con radiazioni nucleari o l’uso di sostanze chimiche mutagene. Di fatto sono organismi geneticamente modificati, eppure non sono stati ostacolati allo stesso modo degli OGM.

Prima di salutarla, vorremmo segnalarle alcuni articoli, libri e link a supporto delle nostre considerazioni. Ci auguriamo che troverà queste letture interessanti, che possa discuterne serenamente con i suoi colleghi onorevoli e che possa esprimere il suo voto con razionalità e senza condizionamenti ideologici.

Link utili:

Libri:

Distinti saluti
Il gruppo Dibattito Scienza

Dibattito Scienza sostiene l’iniziativa “Italia unita per la corretta informazione scientifica”

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Il gruppo Dibattito Scienza ha deciso di sostenere con entusiasmo l’iniziativa Italia unita per la corretta informazione scientifica. Il prossimo 8 giugno, in diverse città italiane, si terranno eventi, incontri e conferenze con lo scopo di combattere la disinformazione scientifica che troppo spesso vediamo all’opera nel nostro Paese.

Maggiori informazioni sono reperibili sul sito internet ufficiale.